GIULIO ROSSO

(Firenze, 1897 – Guarujà, SP, Brasile 1976 ?)

Pittore, decoratore e illustratore italiano, da Firenze si trasferisce a Roma nel 1922 dando vita ad un’intensa collaborazione con Marcello Piacentini e Vittorio Morpurgo. Da Piacentini riceve l’incarico di decorare il tabarin del Teatro Savoia a Firenze nel 1921 e poi la stazione della ferrovia Roma-Ostia. Nel 1922 decora la Villa Piacentini a Genzano.
Questi incarichi gli danno notorietà e le sue operano decorano edifici pubblici e case private a Bologna, Roma, Varese e Monza. Tra queste, nel 1927, la decorazione di diverse sale del Teatro Quirinetta a Roma su progetto di Piacentini.
Sempre nel 1927 ottiene un importante riconoscimento con la vittoria del Pensionato artistico nazionale di decorazione e partecipa dal 1927 al 1933 alla III Biennale delle Arti Decorative a Monza (1927) e a diverse mostre tra cui “Novecento” a Nizza (1928), “Arti decorative” ad Amsterdam (1931) e all'Internazionale di Arte Sacra a Padova (1931). Partecipa alla V Triennale di Milano (1933) e alle prime quattro Quadriennali romane (1931, 1935, 1939, 1943).
In questi anni Giulio Rosso è presente in numerose riviste di arte e architettura: “Domus” pubblica numerose sue opere di decorazione in quasi tutti i numeri del 1928, così come ”Almanacco degli Artisti”, “Emporium” e “La Casa Bella”.
A partire dagli anni '30, diventa maggiore l'impegno di Rosso nelle opere pubbliche, a cominciare dal grande dipinto su pergamena (1932) per il Ministero delle Corporazioni a Via Veneto a Roma, oggi sede del Ministero per lo Sviluppo Economico. Nel 1934-38 lavora ai bozzetti per i mosaici pavimentali in bianco e nero del Foro Mussolini (poi Foro Italico): sono suoi i disegni per i mosaici, realizzati dalla Scuola dei Mosaicisti del Friuli, che contornano la piscina coperta e la piscina “pensile” del Palazzo delle Terme, quelli che formano l'anello intorno alla fontana della Sfera e parte di quelli che corrono lungo il viale del Foro Italico.
Nel 1937-39 affresca una sala del Palazzo di Giustizia di Milano, progettato da Piacentini, col tema evangelico della parabola dei talenti. Nel 1938-41 riceve diversi incarichi per l'Esposizione Universale di Roma del 1942. Sono suoi i primi due riquadri musivi che contornano la fontana luminosa davanti al Palazzo degli Uffici in via Ciro il Grande. Sempre per l'E42 realizza la grande vetrata policroma che sovrasta lo scalone monumentale d'ingresso del Palazzo delle Scienze, oggi sede del Museo Pigorini. L'opera, composta da 54 pannelli rettangolari raffiguranti una complessa cosmogonia illustrata da pianeti, segni zodiacali, strumenti astronomici e schemi delle concezioni tolemaica e copernicana dell'universo.
Nella Stazione di Roma Ostiense, Giulio Rosso e Maria Zaffuto realizzano un pavimento a mosaico con tessere di ceramica bianca e nera a pezzatura irregolare. Le decorazioni riprendono temi storici e mitologici, dalla fondazione della città di Roma, all'esaltazione del Genio Italico e dell'Impero, fino alla Roma dei Papi.
Nel 1940, realizza per il Palazzo dell'Inps a Roma, nell’ambito del grande progetto di Vittorio Morpurgo, dei grandi affreschi che descrivono scene animate di vita popolare, cui fanno da cornice le principali piazze della città.
È del 1941 un'altra grande pittura muraria, sul tema del lavoro, realizzata per la sede della Banca Nazionale del Lavoro di via del Corso a Roma.
Opere di Giulio Rosso si trovano anche a Tripoli, in palazzi realizzati nel periodo coloniale. Molti sono anche i lavori di Giulio Rosso in case e luoghi privati: quadri, ma soprattutto decorazioni pittoriche, vetrate, merletti, arredi. Perché Giulio Rosso si dichiarava “un pittore che odia i quadri”, sentendosi essenzialmente un decoratore e che considerava la pittura “viva aderenza all'architettura”.
Fra le poche tracce di Rosso pittore, ci sono i quadri esposti alla mostra del primo biennio del Pensionato Artistico (dicembre 1929) e la presenza nelle Quadriennali di Roma.
Giulio Rosso muore probabilmente in Brasile nel 1976, dove si era trasferito nel 1946, continuando la sua attività artistica, sempre divisa tra decorazione, illustrazione e pittura.
«Rosso molto mi piace, molto mi diverte, è il decoratore italiano di più acuta invenzione, di più ornata fantasia, di più pieghevoli doti e se questa colpa la volessi dividere, sono con Roberto Papini, con Marcello Piacentini, con Antonio Maraini, tutti rosso buongustai, in eccellente compagnia.»
(Giò Ponti, Domus, 1928)