VITTORIO MORPURGO

(Roma, 1890 – Roma, 1966)

Tra i principali Architetti del XX secolo in Italia e particolarmente nel periodo tra il 1920 ed il 1940, Vittorio Morpurgo inizia la sua professione con la carriera accademica. Fu fecondo progettista di importanti opere architettoniche in Italia e all’estero.
Allievo di Gustavo Giovannoni, è suo assistente presso la Scuola d’applicazione per ingegneri di Roma nel corso di architettura generale fino al 1921, anno in cui organizza, con il maestro e Marcello Piacentini, la Mostra d’arte per il cinquantenario di Roma capitale. Nella stessa scuola è professore incaricato di elementi delle fabbriche dal 1922 e libero docente di architettura generale dal 1927. Nella Scuola superiore di architettura di Roma è poi professore incaricato di architettura degli interni dal 1930; vinto il concorso nazionale a Torino nella stessa disciplina (1936), prosegue l’ordinariato fino al 1960, quando viene nominato preside della facoltà di architettura di Roma, carica che ha tenuto fino al 1963, tre anni prima della morte.
All’intensa carriera accademica affianca una fervida attività professionale, intrapresa nei primi anni Venti. Significative per comprendere la personale adesione al barocchetto romano sono, a Roma, opere come il villino Alatri in via Paisiello (1924-28), l’edificio Santi in Borgo Angelico-via del Mascherino (1923-28), il gruppo di abitazioni in viale Regina Margherita-via Morgagni (1926-28) e il fabbricato della Telefonica Tirrena in via Sannio (1925-28), dove già compaiono temi ripresi e sviluppati nelle opere mature, quali l’articolazione volumetrica e il variegato uso del mattone nel paramento esterno.
Sul finire degli anni Venti svolge notevole attività a Varese, dove progetta il Convitto civico, con partiti decorativi liberamente ispirati al Settecento lombardo, il palazzo di Giustizia e la Casa del balilla, nel cui algido salone a doppia altezza spiccano le pitture di Giulio Rosso.
Si distingue in concorsi pubblici romani, da quello per la sistemazione dello sbocco del ponte Vittorio Emanuele (1924), tema che riaffronta nel 1930 in un progetto redatto con Pietro Aschieri per la sistemazione di piazza Aracoeli (1926).
Nel 1929 partecipa all’Esposizione internazionale di Barcellona con il padiglione della Società sviluppo economico dell’Albania, ancora legato al linguaggio vernacolare. Nel 1930 ottiene il secondo premio al concorso per la sistemazione di piazza della cattedrale a Tripoli.
L’ormai consolidata carriera accademica e professionale lo porta a ricevere numerosi e prestigiosi incarichi negli anni Trenta, periodo di massima attività connotato da un netto distacco dalle matrici storiciste giovannoniane e da un graduale avvicinamento a cadenze novecentiste, in linea con i precetti di Piacentini, declinate con personali soluzioni riguardo alle volumetrie, alle soluzioni angolari, al trattamento delle superfici, caratteristiche spesso trascurate dalla storiografia. E’ protagonista, con Enrico Del Debbio e Arnaldo Foschini, dei due concorsi per il palazzo del Littorio a Roma. Nel primo (1933-34) le due soluzioni presentate dal gruppo, connotate dall’idea-forma del muro continuo su via dell’Impero con bucature seriali, ottengono il riconoscimento della giuria, confermato dall’affermazione del progetto previsto per la nuova ubicazione all’Aventino (1937), caratterizzato da un impianto a T con torre distaccata in asse.
Con Del Nebbio cura il progetto per la definitiva sede del PNF al foro Mussolini, poi destinato all’attuale Palazzo del Ministero degli Affari Esteri.
L’affermazione di Morpurgo nel panorama dell’architettura ufficiale del regime, perfettamente allineato sulle posizioni piacentiniane di disadorna e moderna monumentalità, è suggellata dall’incarico per il progetto di piazza Augusto Imperatore. La travagliata sistemazione della piazza augustea ha inizio nel 1934, in attuazione del piano regolatore del 1931, concludendosi solo nel 1952. L’intera piazza che circonda il Mausoleo di Adriano, con la sua fontana ed i palazzi dell’INA sui due fianchi furono il lungo e travagliato progetto che Vittorio Morpurgo realizza insieme al contiguo spazio museale dell’Ara Pacis e avrebbe dovuto essere ubicato in dieci sale ipogee, dove l’architetto ipotizza la sistemazione dell’Ara Pacis. Nel 1938 Morpurgo avanza differenti soluzioni sia per la collocazione dell’altare, sia per la struttura della teca, poi realizzata in forme semplificate.
Negli stessi anni si dedica al riuscito intervento del Museo delle navi romane a Nemi (1934-40), dove due corpi gemelli rettangolari sono uniti da una galleria centrale con ballatoio servito da scale elicoidali, con struttura a doppia serie di archi in cemento armato, segnata sul fronte esterno da stilizzati propilei tripartiti, tema poi riproposto sia nei palazzi INA a L’Aquila (1938-40), sia nella Casa della Confederazione fascista degli agricoltori a Latina (1938).
La raggiunta maturità è confermata da un gruppo di opere romane realizzate a metà anni Trenta. Nelle palazzine IRBS (Istituto romano beni stabili) in via Antonelli (1936) emerge la capacità di composizione per volumi e la varietà di soluzioni di raccordo, come gli squadrati portali in travertino, e angolari, su tutte la testata concava con altorilievo scolpito da Francesco Coccia. Con finiture lapidee ed elementi scultorei sempre di Coccia, progetta l’edificio industriale MATER (Motori alternatori trasfirmatori elettrici) in via Capponi (1936-37, ora demolito). Al 1938 risale il problematico inserimento negli orti Barberiniani del complesso di edifici residenziali IRBS, attuato mediante demolizione di preesistenze sulle vie Quattro Fontane e XX Settembre.
Tra il 1920 e il 1940, significativi progetti romani sono pure quelli per la costruzione del Palazzo della Meridiana (1926-1928), del Collegio degli Illirici per il Collegio Pontificio croato di San Gerolamo (1934-1940).
Attivo anche in Albania sin dalla fine degli anni Venti, Vittorio Morpurgo progetta le sedi della Banca nazionale a Durazzo, Scutari, Valona, Còriza, connotate da ibridazioni stilistiche tra neorinascimento e caratteri locali, mentre nel monumentale edificio di Tirana (1938-41) nel profondo porticato angolare curvilineo introduce in diagonale allo spazio circolare e cupolato della sala sportelli.
La vicinanza con Piacentini ha esito in Brasile, dove i due collaborarono in diversi progetti per il conte Francesco Matarazzo, realizzando il palazzo IRFM (Industrie riunite Francesco Matarazzo) a San Paolo (1935-39) e redigendo i piani per l’Università del Brasile a Rio de Janeiro, nel parco Boa Vista (1935-38), e per l’Universidade comercial conde Francisco Matarazzo a San Paolo (1936-49), entrambi però rimasti sulla carta.
Nel dopoguerra è impegnato all’estero, oltre che in Brasile anche nei progetti per l’Esposizione internazionale a Haiti (1948-49) e per quartieri residenziali a L’Avana e Buenos Aires, partecipando con Piacentini al concorso per la ricostruzione del teatro dell’Opera a La Valletta (1953-54). Nel 1950 riceve l’incarico dell’ampliamento del mulino Pantanella a Roma, dove realizza la stereometrica torre dei molini. Progetta la chiesa di S. Nicola a Cosenza (1957-61), caratterizzata dalla copertura a travi a sviluppo triangolare, è capogruppo nei piani INA-Casa di Savona e Roma, Torre Spaccata (1958-60) e collabora al nitido progetto di Luigi Moretti per gli edifici Esso-SGI all’EUR (1963-65).
Membro del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione (1962-65), è insignito della medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte (1962) e nominato grande ufficiale della Repubblica italiana (1966).
Muore a Roma il 27 dicembre 1966. (parzialmente tratto da Enciclopedia Treccani)